Negli Stati Uniti, si stima che il tempo di attesa per un appuntamento dal fisioterapista sia intorno ai 30 giorni. Questi tempi dilazionati fanno sì che la strada della riabilitazione fisica per i pazienti diventi piuttosto lunga. Per coloro che hanno subito lesioni traumatiche cerebrali non basta solo la fisioterapia, a volte servono anche altre terapie come quella cognitiva, quella occupazionale, la logopedia, e molte altre. I tempi si diluiscono e gli spostamenti da un centro ad un altro possono diventare difficili quanto la terapia stessa.

Da qualche anno nei centri di riabilitazione e nelle cliniche ospedaliere americane si stanno adottando delle soluzioni in realtà virtuale per ridurre i tempi di recupero e per migliorare la gestione delle sessioni di terapia.

Combinando insieme I trattamenti cognitivi e fisici nelle esperienze di terapia VR, immediatamente si è riscontrato un aumento del livello di motivazione e di impegno nelle sessioni terapiche fruite dal paziente. I dati ed i rapporti sui progressi, che vengono elaborati dalle app VR, aiutano i fisioterapisti a gestire i loro rapporti con i pazienti. Pertanto la tecnologia è uno strumento utile non solo per il paziente ma anche per i terapeuti.

La terapia VR non va a sostituire quella fisica ma la integra, aiutando i malati a superare le proprie barriere mentali provocate dalle lesioni traumatiche subite. Ad esempio credono non poter fare la spesa al supermercato o cucinare o preparare il letto.

I pazienti, che pensano di non riuscire a fare determinate azioni nella vita reale, finiscono spesso per compierle nel mondo della realtà virtuale.

Allo stesso tempo, l’immersione nel mondo della VR permette loro di concentrarsi sulla loro terapia più di quanto non farebbero nella vita reale, senza avere distrazioni.

Superando le proprie barriere mentali ed essendo più concentrati, i pazienti fanno più progressi durante le sessioni di terapia VR, rispetto a quelle nel mondo fisico.

Infine le sessioni VR possono essere fruite ovunque senza bisogno di recarsi in un centro apposito. Basta indossare un visore di realtà virtuale per accedere all’esperienza. Gli spostamenti si riducono e le tempistiche di recupero di accorciano, accelerando quindi il processo di guarigione. Molte sessioni quindi possono essere svolte tranquillamente a casa mentre il terapeuta osserva i dati elaborati dall’applicazione VR.

Non solo gaming e business: la realtà virtuale può diventare anche una terapia. Sempre più di frequente infatti viene utilizzata per la riabilitazione dei pazienti. L’ultima ricerca di K. Bo Foreman, ricercatore dell’Università dello Utah, presentata alla riunione annuale della American Association of Anatomists, ha evidenziato come questa tecnologia possa essere d’aiuto anche per i malati di Parkinson.

Per molti pazienti affetti dal morbo, il semplice atto di camminare in casa o farsi una passeggiata per il quartiere può essere un’impresa molto difficile. I problemi muscolari causati dalla malattia riducono i movimenti e compromettono l’equilibrio, portando spesso a cadute e lesioni.

Per aiutare i malati di Parkinson a superare queste sfide quotidiane, i ricercatori hanno creato un sistema di addestramento VR che offre ai pazienti uno spazio sicuro per affinare il controllo dei movimenti e l’equilibrio muscolare. I pazienti camminano su un tapis roulant ancorati a cavi di sicurezza e devono superare diversi ostacoli virtuali che appaiono davanti a loro.

Il sistema è stato testato già su 10 pazienti con la malattia di Parkinson i quali lo hanno utilizzato per tre sessioni da 30 minuti a settimana per sei settimane. I primi risultati sono stati eccellenti: si sono riscontarti miglioramenti netti nelle capacità di coordinamento e nell’equilibrio.

“I partecipanti hanno apprezzato l’esperienza e hanno pensato che fosse divertente, non solo l’esercizio fisico: potevano allenarsi e sfidarsi senza la paura di cadere” ha dichiarato il professor K. Bo Foreman. “La malattia di Parkinson è una malattia degenerativa e qualsiasi cosa che possiamo fare per rallentare la progressione è un passo nella giusta direzione”.

La realtà virtuale può essere pertanto utilizzata come sistema di addestramento offrendo ai pazienti le stesse sensazioni di una camminata reale ma in piena sicurezza. Vista l’efficacia della tecnologia, molti centri di riabilitazione stanno considerando l’idea di installare un’area di riabilitazione VR direttamente delle strutture.