Seguendo le orme di altre grandi case automobilistiche come Ford e Seat, anche Hyundai ha deciso di applicare le realtà virtuale per lo sviluppo del design dei modelli futuri. Presso lo Hyundai Motor Europe Technical Center (HMETC), i designer hanno integrato questa nuova tecnologia nel processo di sviluppo delle auto.

Il procedimento tradizionale per disegnare un’auto richiede numerosi passaggi, che a volte rallentano la fase progettuale. Ad esempio vengono costruiti vari modelli fisici in argilla, per visualizzare design differenti, che necessitano di tempistiche molto lunghe per la realizzazione. Inoltre, quando uno di questi modelli viene scartato, i designer devono ricominciare il processo da capo, impiegando molto tempo e aumentando i costi.

Credits: Hyundai

Utilizzando la realtà virtuale, invece, Hyundai può iniziare a comprendere e percepire le forme interne ed esterne dei prodotti ancora prima che vengano realizzati materialmente i modelli. Il sistema, chiamato Virtual Seat Buck, ha portato alla casa coreana numerosi benefici. Innanzitutto permette una rapida visualizzazione dei dati di design, come le varianti di colore e le diverse tipologia di allestimenti, già nelle prime fasi dello sviluppo. Questi dati vengono condivisi in tempo reale con gli ingegneri di prodotto fin da subito, così da facilitare gli scambi tra i due dipartimenti. Ogni volta che un nuovo avanzamento del progetto viene salvato sul cloud, questo può essere lavorato in maniera continuativa da più dipartimenti localizzati in diverse parti del mondo.

Il processo di sviluppo con la realtà virtuale semplifica il lavoro dei designer Hyundai riducendo notevolmente il tempo che serve a vedere le proprie idee realizzate in 3D. Inoltre, la tecnologia è capace di visualizzare infinite possibilità di colori e materiali, come anche di testare la funzionalità dinamica delle parti mobili.

Thomas Bürkle, Chief Designer dello Hyundai Design Center Europe, ha commentato “Il nostro Virtual Seat Buck è un esempio di come Hyundai stia implementando innovative tecnologie nei processi di lavoro, affiancandosi alla creazione di modelli fisici in argilla delle auto. La realtà virtuale non solo facilita e accelera il nostro processo di design, ma ci permette anche di andare ancor più incontro alle esigenze dei nostri clienti.”

“La sicurezza sul lavoro è una priorità sociale e uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte.” così ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 13 ottobre in occasione della Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro. I numeri purtroppo sottolineano una situazione drammatica: sono più di 700 i morti sul lavoro da gennaio 2019 ad oggi. Dal punto di vista europeo, i costi che l’UE sostiene ogni anno per incidenti ed infortuni sul lavoro ammontano a 476 miliardi di euro. Una cifra da capogiro, che equivale al 3,3% del PIL.

Purtroppo, nonostante le misure di sicurezza siano sempre più stringenti, gli incidenti sono frequenti. A volte i rischi che comportano una determinata mansione vengono trascurati per negligenza. Questo perché acquisiamo la nostra capacità di identificare e valutare i rischi attraverso la formazione e l’esperienza. Spesso però questa formazione può essere altrettanto pericolosa e spietata come l’esperienza quotidiana sul campo. Ma a questo problema oggi c’è una nuova soluzione: la Realtà Virtuale (VR).

Il Laboratorio di Realtà virtuale (LabVR) del Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive (Dispoc), all’interno del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, in collaborazione con l’Ente senese Scuola edile (Esse), ha perciò realizzato una simulazione al fine di formare i lavoratori del settore edile, uno dei settori più ad alto rischio incidenti, che svolgono attività in quota.

Attraverso la realtà virtuale l’addestramento è molto più efficace perché riproduce le attività più rischiose per salute e sicurezza e insegna le buone pratiche, facendo sperimentare i rischi e la loro reale entità. Inoltre è possibile riprodurre situazioni di emergenza pericolose in modo molto accurato nelle stesse condizioni di lavoro che si sperimentano sul luogo di lavoro. Il Training VR può anche includere sensazioni realistiche di altezze, distrazioni, stress e rischi ambientali che, con l’addestramento fisico è impossibile ricreare. Infine, la realtà virtuale permette di svolgere sessioni di allenamento in spazi sicuri al 100% senza dover recarsi nel luogo di lavoro, che solitamente contiene molti elementi poco sicuri (impalcature strette, altezze vertiginose, macchine pericolose, …)

“L’applicazione delle nuove tecnologie di realtà virtuale con l’obiettivo di migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro”, spiega Giannetto Marchettini, presidente dell’Ente senese Scuola edile e Cassa edile di Siena, “è la sfida vinta su come la ricerca possa svolgere un ruolo fondamentale nel miglioramento di tutti gli ambiti professionali. E così, accanto alla formazione tradizionale, quella con la realtà virtuale consente di prendere coscienza di esperienze difficilmente realizzabili in altri modi. Questo permette, senza alcun dubbio, di provare situazioni critiche da saper gestire e affrontare nel miglior modo possibile. Se, attraverso progetti come questo, riusciamo a dare il nostro contributo alla diminuzione degli incidenti sul lavoro potremmo dire di aver raggiunto un significativo traguardo”.

Vuoi approfondire l’argomento?

Abbiamo realizzato una guida che spiega gli 11 principali vantaggi della formazione in realtà virtuale al fine di ridurre gli incidenti sul lavoro.

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Con più di 10 milioni di visitatori all’anno, la Reggia di Versailles è una dei palazzi più fotografati del mondo. Grazie ad un ambizioso progetto di Google Arts & Culture, da oggi la maestosa residenza reale è visitabile anche con la realtà virtuale, comodamente da casa propria.

Con Versailles VR: The Palace is yours è possibile esplorare tutte le sale della reggia di Luigi XIV senza dover fare file interminabili alla biglietteria e senza dover girare tra la folla. Indossando un visore e dei controller, è possibile infatti concedersi un tour privato del palazzo, direttamente dal salotto di casa. La visita è disponibile anche con una suggestiva atmosfera notturna, per poter ammirare al chiaro di Luna i meravigliosi giochi di luce dei tesori di Versailles.

Attraverso l’esperienza gli utenti possono scoprire ben 21 sale, oltre 340 opere d’arte, tra cui i ritratti della famiglia reale e le foto dell’archivio risalenti al XIX secolo. Sono presenti anche le stanze più iconiche come la Galleria degli Specchi, lunga ben 73 metri, la Camera del Re, ed il prezioso armadio dei gioielli di Maria Antonietta. Non manca la Cappella Reale, visitabile esclusivamente con una guida turistica.

Per ricostruire gli sfarzosi interni della reggia, Google ha impiegato la tecnica della fotogrammetria, che ha permesso di ricostruire i modelli tridimensionali delle sale partendo da semplici fotografie bidimensionali. In totale, l’azienda di Mountain View ha raccolto oltre 4 TB di dati (15 miliardi di pixel) da cui ha ricavato ricostruzioni 3D estremamente dettagliate.

Per visitare virtualmente il palazzo reale basta scaricare gratuitamente da Steam Versailles VR ed utilizzare uno dei visori compatibili come HTC Vive, Oculus Rift e Valve Index.

La realtà virtuale per il training dei chirurghi è più efficace rispetto ai metodi tradizionali. A confermarlo uno studio del dipartimento di Medicina dell’Università della California (UCLA) di Los Angeles, che ha messo a confronto le due tecniche.

Per condurre l’indagine è stato chiesto a un gruppo di 20 ragazzi di chirurgia di dividersi in due gruppi per apprendere una tecnica chirurgica per la frattura della tibia. Il primo gruppo aveva in dotazione un’applicazione VR per l’apprendimento in campo medico. Il secondo, invece, ha dovuto utilizzare i metodi tradizionali per imparare la procedura. Alla fine del training, i partecipanti hanno dovuto replicare l’intervento su un osso artificiale.

Un chirurgo esperto dell’UCLA ha poi valutato le performance degli allievi per varie categorie: tempi e movimento, gestione degli strumenti, conoscenza degli strumenti, flusso di operazioni e conoscenza della procedura specifica. Inoltre il valutatore non sapeva quali studenti avevano utilizzato la formazione VR e quali avevano studiato con le tecniche standard.

Il risultato è stato sbalorditivo: i ragazzi formati con la realtà virtuale VR hanno ottenuto risultati significativamente migliori in tutte le categorie. Hanno infatti acquisito ben il 130% di nozioni in più rispetto all’altro gruppo. L’analisi ha rilevato che quelli del gruppo VR hanno completato correttamente il 38% in più di passaggi e completato la procedura più velocemente del 20%.

Sebbene si tratti di uno studio su piccola scala limitato a una singola procedura chirurgica, i risultati sono molto incoraggianti per la formazione in realtà virtuale. Sempre più spesso infatti, le università e gli enti di ricerca stanno infatti prendendo in considerazione la possibilità di investire su questa tecnologia.

In futuro non troppo lontano la realtà virtuale svolgerà un ruolo importante per la formazione dei chirurghi di domani. Saranno però necessari studi a lungo termine longitudinali su più procedure per valutare complessivamente l’entità del suo impatto.

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(Picture by Nick Morrish/British Airways)

British Airways porta a bordo visori per la realtà virtuale con i quali, i viaggiatori della prima classe potranno visualizzare film, documentari, TV show e video terapeutici per chi ha paura di volare.

Il progetto sperimentale verrà adottato in alcuni voli delle rotte più trafficate, come la tratta transoceanica Londra (Heathrow) – New York (John Fitzgerald Kennedy). Alla fine della prima fase di test, che terminerà a fine anno, l’azienda valuterà se estendere l’offerta anche ad altri voli.

Con i visori AlloSky forniti da SkyLights, i passeggeri della prima classe potranno rilassarsi guardando film, show e documentari a 360 gradi. I dispositivi sono stati progettati e realizzati appositamente per l’esperienza in volo e funzionano senza problemi anche se l’utente è sdraiato.

Tra i vari contenuti presenti nel catalogo ci sono anche dei video terapeutici per la mediazione, selezionati da esperti, che aiutano chi ha paura di volare.

Sajida Ismail, Head of Inflight Product di British Airways, ha dichiarato: “Siamo sempre alla ricerca delle ultime tecnologie per migliorare l’esperienza dei nostri clienti sia a terra sia in volo. La realtà virtuale ha il potere di rivoluzionare l’intrattenimento a bordo e siamo davvero entusiasti di provare questi nuovi visori che renderanno il viaggio unico e memorabile per i nostri clienti più esclusivi“.

La compagnia di bandiera inglese non è prima che propone un servizio VR per l’intrattenimento dei passeggeri durante il volo. Qantas e Alaska Airlines hanno già adottato dei progetti pilota VR già nel 2015.

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palestra-vrQuando sarebbe bello poter correre nella tua città preferita invece che sul tapis roulant della tua palestra? Anche in questo caso la tecnologia può risolvere questo problema: si tratta della realtà virtuale.

La nuova tendenza sta cominciando a contagiare sempre più palestre. Si prevedono infatti sessioni di allenamento accompagnate da un visore per stimolare maggiormente l’utenza. Tramite la virtual reality è possibile immergersi nelle strade di una grande città oppure partecipare ad un corso tenuto da un famoso trainer americano. Un esempio può essere la palestra virtuale Black Box VR che permette di far svolgere degli esercizi fisici in un contesto competitivo oppure di far selezionare all’utente l’ambientazione preferita per il proprio allenamento quotidiano.

È stato dimostrato come il fitness svolto in accoppiata con la realtà virtuale riesca ad inibire la percezione del dolore, soprattutto se lo stimolo visivo è particolarmente forte. Questo perché, durante l’allenamento VR, l’80% del cervello si concentra sui percorsi visivi, mettendo in secondo piano la fatica.

Questa tecnologia permette anche una migliore raccolta dei dati provenienti dalle attrezzature permettendo ai personal trainer di personalizzare più accuratamente i programmi di allenamento. Possono anche seguire le sessioni dei propri utenti direttamente dal proprio dispositivo e condividere con loro i risultati.

Black Box VR

Entra nella scena e diventa protagonista dei film Rai

Sulla scia di CNN, BBC, Netflix, Disney, The New York Times, anche Rai Cinema sviluppa una propria piattaforma in realtà virtuale: Rai Cinema Channel VR. Utilizzando un visore è possibile fruire i contenuti originali a 360°. Il lancio dell’iniziativa è avvenuto al Festival di Cannes dove è stato allestito un corner per far provare in anteprima l’esperienza.

Gli utenti si possono immergere nella virtual room, arredata come un comodo salotto, in cui possono scegliere di trovarsi accanto alle star sui red carpet dei più famosi festival cinematografici, oppure assistere a speciali interviste, oppure di essere teletrasportati nella scena di esclusivi cortometraggi.

Scaricando l’app Rai Cinema VR sullo smartphone, ora disponibile sia per Android sia per Apple, ed utilizzando un visore gli spettatori potranno apprezzare la nuova prospettiva offerta dai contenuti a 360°. Questi potranno essere esplorati stando al centro del racconto oppure scegliendo un diverso punto di vista. In programma anche la pubblicazione sullo store di Oculus.

Anche Vanity Fair sarà presente nell’esperienza, sottolineando quindi la rinnovata collaborazione con l’emittente televisiva. Sarà quindi la prima rivista del gruppo Condé Nast nel mondo ad avere un’estensione VR della propria storia di copertina. La prima è dedicata a Pierfrancesco Favino, protagonista del film ‘Il traditore’ che proprio al Festival di Cannes ha avuto la sua prima mondiale.

Carlo Rodomonti, responsabile marketing di Rai Cinema, spiega l’obiettivo del progetto “Il tentativo è quello di avvicinarsi ai giovani che sperimentano continuamente le nuove tecnologie.” Questa apertura dell’azienda verso l’innovazione digitale, permette infatti un riposizionamento di Rai Cinema, verso nuovi target.

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I visori VR di Oculus si arricchiscono di una nuova app, la Prime Video VR, che permetterà la visione di film e serie tv anche tramite questi dispositivi. I vostri compagni di stanza vi ringrazieranno: nessun rischio di spolier del finale di stagione!

Con il lancio di questa piattaforma in realtà virtuale, Amazon raggiunge il concorrente Netflix, ormai da anni presente sui dispositivi Oculus. Purtroppo i contenuti visibili sono molto pochi, ma si prevedere un allargamento della platea dei contenuti VR.

La ricerca può essere effettuata anche mediante comando vocale, che permette una più facile consultazione dell’intero catalogo di Prime Video. Nella piattaforma non saranno presenti solo normali serie Tv ma anche video a 360° dedicati come il corto d’animazione Invasion e il documentario sul clima Greenland Melting.

Al momento l’app è disponibile esclusivamente per Regno Unito ed USA per i visori Oculus Go, Oculus Quest ed Oculus Rift S. Ancora non sa quando sarà disponibile anche per il mercato italiano, vi terremo aggiornati!

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Cinquant’anni dopo l’arrivo sulla Luna, la Missione Apollo 11 torna ad emozionare

La fantastica avventura della Missione Apollo 11 ha segnato l’intera esistenza del genere umano: per la prima volta l’uomo è sbarcato sulla Luna. Da quel 20 luglio 1969 sono passati ben 50 anni, e per celebrare questa importante ricorrenza, è stata pubblicata sull’Oculus store un’esperienza VR per rivivere i momenti memorabili dell’allunaggio.

Indossando il visore si potrà salire a bordo del leggendario razzo Saturn V e far così parte dell’equipaggio del comandante Neil Armstrong. L’utente potrà esplorare gli angusti spazi del Modulo di Comando ed ammirare la Luna vista dall’oblò del missile. Infine scenderà sul suolo lunare e dove potrà vedere la Terra da una nuova prospettiva.

Tutta l’esperienza è accompagnata dalle voci dell’epoca e da una serie di contributi inediti, che fanno a rivivere sulla pelle le emozioni di quella storica avventura, come il discorso del Presidente Kennedy.

Questa tecnologia farà scoprire questa importante pagina di storia a tutti gli appassionati e non e permetterà loro di esplorare la Luna senza dover lasciare la Terra.

L’app “Apollo 11 VR Experience” è compatibile per tutti i visori Oculus: dall’entry leverl Oculus Go, al performante Oculus Rift S, fino al nuovissimo Oculus Quest.

Dai risultati di un nuovo studio, si è affermato che la realtà virtuale potrebbe rendere la vita più facile per i pazienti affetti da demenza. La tecnologia infatti permette di memorizzare meglio i ricordi e di sviluppare le relazioni tra gli ammalati ed i loro caregiver (famigliari o personale ospedaliero che li assistono).

Con demenza si identifica un gruppo di patologie come le malattie di Huntington e di Alzheimer, che causano una grave perdita di memoria, al punto che la persona colpita non riesce più a svolgere le attività quotidiane. Il rischio di contrarre queste malattie aumenta con l’età.

Uno studio, condotto dall’Università del Kent nel Regno Unito, ha voluto analizzare come incide l’utilizzo della realtà virtuale sulle persone affetti da demenza. I pazienti partecipanti, di età compresa tra i 41 e gli 88 anni, hanno potuto visualizzare con un visore VR cinque ambienti per 16 sessioni. Gli ambienti virtuali raffiguravano: una cattedrale, una foresta, spiaggia sabbiosa, una spiaccia rocciosa ed una campagna.

I risultati sono stati sorprendenti in quanto gli scenari VR hanno permesso ai pazienti di portare alla luce vecchi ricordi. Ad esempio, un partecipante si è ricordato di un viaggio che aveva fatto, appena ha visto un ambiente virtuale che ricordava la località della vacanza. Inoltre i pazienti hanno riferito che le sessioni VR sono state un’esperienza piacevole, migliorando il loro umore e i livelli d’impegno nelle varie attività. I caregiver hanno poi affermato di aver migliorato le loro interazioni con i partecipanti. Le intuizioni generate da queste sessioni hanno aiutato gli assistenti a comprendere molti aspetti della vita dei partecipanti prima che entrassero in terapia.

La realtà virtuale può chiaramente avere benefici positivi per i pazienti affetti da demenza, le loro famiglie e gli operatori sanitari – commenta il coautore e docente senior Chee Siang Ang, Ph.D. – Fornisce infatti una qualità di vita più ricca e soddisfacente di quanto non sia altrimenti disponibile, con molti risultati positivi”. Ha poi continuato “Con ulteriori ricerche, sarà possibile valutare ulteriormente gli elementi degli ambienti virtuali che vanno a beneficio dei pazienti e utilizzare la risonanza magnetica virtuale in modo ancora più efficace.