Possibile che Snapchat, il social media dei contenuti effimeri per eccellenza, stia pensando alla progettazione di un nuovo paio di smart glasses basati sulla realtà aumentata?

Secondo voci di corridoio, la risposta sarebbe sì. Infatti, ultimamente, sembra esserci stata una lenta ma costante assunzione di esperti del settore da parte del social media da 100 milioni di utenti mensili.

Ci fa notare la novità il sito CNET tramite un report che mostra come, nel tempo, Snapchat abbia inserito nel suo organico nomi quali: Mark Dixon, ex membro dello staff Microsoft dedicato a HoloLens e Xbox; Eitan Pilipski, precedentemente nel progetto Vuforia di Qualcomm, piattaforma di realtà aumentata per creare esperienze per smartphone e tablet; Lauryn Morris, designer di occhiali per diversi brand, tra cui Innovega, realtà creatrice di iOptik, occhiali basati su mixed-reality.
Proprio quest’ultimo nome farebbe pensare al progetto di un dispositivo wearable: CNET, in proposito, afferma che “forse l’indizio più importante a favore di un paio di smart glasses è che Snapchat abbia un designer di occhiali nel suo team.”
Se questi nomi non fossero abbastanza, ricordiamo che nel già lontano 2014 la realtà acquisì la startup Vengence Labs, produttrice di smart glasses che rendono possibile registrare ciò che chi li indossa vede con i propri occhi.

Non è la prima volta che la social app si approccia alla realtà aumentata: l’anno scorso, infatti, aveva stupito tutti con l’aggiunta di Lenses, filtri aumentati da aggiungere ai propri autoscatti. Immaginate se questi effetti potessero essere applicati direttamente di fronte ai nostri occhi grazie a un paio di smart glasses: ecco il probabile fine di Snapchat.

Tuttavia, nell’operazione possiamo scorgere anche un fine più profondo, come sottolinea un esperto di realtà alternative su CNET: “Se stessero davvero investendo in nuove tecnologie, sarebbe grandioso. Probabilmente sanno che la maggior parte delle app nella loro situazione hanno un tempo di vita e monetizzazione limitati.”

Do you remember the app by L’Oreal that joins augmented reality and beauty? Launched in 2014, “Makeup Genius” has been one of the first mobile apps connecting the beauty world with new technologies. Now, since of the great success, L’Oreal decided to enhance the product.

Yes, because now the collaboration between the beauty world colossus and Image Metrics, company developer of the technology on which Makeup Genius is based, had a revamp thanks to the exclusive partnership agreement that will make L’Oreal the only possible user of the system. This will make possible to add some new features to the app based on L’Oreal customers’ specific needs.

But let’s start from the beginning: the Makeup Genius app, launched in 2014 as we already wrote, is nothing else than the classic pocket mirror with the extra oomph of augmented reality; L’Oreal’s customers, in fact, will be able to try on any makeup on their faces just using their smartphone’s frontal camera. Also, after the test, it will be possible to take a picture of the results and share it on social media before purchasing.

The special touch comes from Image Metrics’ technology: the company, in fact, is specialized in facial analysis and detection research, as well as in providing advanced tracking technology; this makes the effect of the augmented makeup incredibly realistic: the promise of Image Metrics’ CEO to L’Oreal’s users is no less than giving them an “increasingly immersive and stunningly real” experience.

L’Oreal, on its side, seems very aware of the importance of this new technology to help their clients: “Makeup Genius brings an obvious added value, a true utility to women giving them access to our large portfolio of products, trying them on, sharing them on their social networks and easily buying them. Entering this new era with Image Metrics will allow us to explore new possibilities and connect more than ever with consumers and offer them an easy, personalized and truly useful beauty e-routine.” says Cyril Chapuy L’Oreal Paris Global President.

Ve la ricordate l’app di L’Oreal che unisce realtà aumentata e mondo beauty? Lanciata nel 2014, “Makeup Genius” era stata una delle prime applicazioni mobile a unire estetica e nuove tecnologie. Ora, visto il grande successo, L’Oreal ha deciso di dare un seguito al prodotto!

Già, perché adesso la collaborazione tra il colosso del mondo beauty e Image Metrics, compagnia sviluppatrice della tecnologia alla base di Makeup Genius, ha avuto una svolta grazie all’accordo di partnership esclusiva tra le due realtà, che renderà la prima l’unica possibile utilizzatrice del sistema. Questo farà sì che nuove feature possano essere aggiunte all’applicazione sulla base delle esigenze particolari dei clienti del marchio L’Oreal.

Ma partiamo dall’inizio: l’app Makeup Genius, come già detto lanciata nel 2014, altro non è che il classico specchietto da borsetta con la marcia in più della realtà aumentata; le clienti L’Oreal, infatti, tramite l’utilizzo della fotocamera frontale del proprio dispositivo mobile, possono provare il makeup del brand sul proprio viso, esattamente come se si trattasse di un’applicazione fisica dello stesso. Inoltre, dopo il test, le diverse tipologie di trucco potranno essere immortalate e condivise sui social media prima dell’acquisto.

Il tocco speciale lo aggiunge la tecnologia firmata Image Metrics: la compagnia, infatti, è specializzata sia nel rilevamento e riconoscimento delle caratteristiche facciali che nel tracciamento dei movimenti; questo rende l’effetto degli elementi di trucco “aumentati”, applicati sul volto, decisamente realistico: la promessa del CEO di Image Metrics alle utenti L’Oreal, infatti, è nientemeno che quella di “un’esperienza sempre più immersiva e meravigliosamente reale”.

Dalla loro, i vertici di L’Oreal sembrno molto consapevoli dell’importanza della nuova tecnologia al servizio delle clienti: “Makeup Genius porta con sè un ovvio valore aggiunto, un’utilità vera al servizio delle donne, dando loro accesso al nostro grande portfolio di prodotti, la possibilità di provarli, condividerli sui social networks e acquistarli facilmente.” ha infatti dichiarato Cyril Chapuy, L’Oreal Paris Global President.

Augmented reality is the next big thing: all the important hi-tech companies are already running around planning projects related to this new technology. Intel is the next one, it seems: last week Wall Street Journal published a news, related to an information leak, that gives for granted that the company is working on a new headset.

It seems in fact that, during last times, Intel purchased at least five companies working in the augmented reality field and invested in three other. They spent no less than half a billion dollars in this operation.

Following the rumours, it looks like Intel wants to enter the world of augmented reality headsets creating its own, taking also advantage of their famous 3D RealSense technology, presented at CES in Las Vegas only last January. This possibility would make the project even more interesting, surpassing as well some competitors as HoloLens and HTC Vive: RealSense, in fact, is a system of sensors that permit to scan objects and spaces in three dimensions, transmitting to the device a map of the surrounding complete of depth. This would be an exclusive feature of the headset by Intel and it would help creating a highly enhanced augmented reality vision: the surroundings’ mapping would help the user moving more easily inside the space around him, without the worry of hitting objects and furnitures.

However, don’t expect an headset signed by Intel: the company seems to be interested in creating the project but not in producing it; other companies will do this, of course using RealSense technology. We can also imagine that the new headset will be more robust than a pair of smart glasses: therefore closer to HoloLens than to Google Glass.

La realtà aumentata è il prossimo trend: non a caso tutte le grandi firme del settore hi-tech stanno correndo ai ripari e pianificando progetti relativi a questa nuova tecnologia. Intel non è da meno, a quanto pare: il Wall Street Journal la settimana scorsa ha pubblicato una notizia, carpita grazie a indiscrezioni, che darebbe per certo l’impegno della compagnia nella progettazione di un nuovo visore.

La casa di Santa Clara, infatti, secondo il giornale, negli ultimi tempi avrebbe “acquistato almeno cinque aziende che lavorano sulla tecnologia di realtà aumentata e investito in altre tre”. Questa operazione, sempre secondo le indiscrezioni, avrebbe comportato un investimento di ben mezzo miliardo di dollari.

A quanto pare, dunque, Intel vorrebbe entrare nel mondo dei visori a realtà aumentata creandone uno tutto suo, sfruttando anche la famosa tecnologia proprietaria della fotocamera 3D RealSense presentata al CES di Las Vegas lo scorso Gennaio. Quest’ultima possibilità renderebbe il progetto ancora più interessante, distanziandolo innanzi tutto dai competitor già presenti sul mercato, come HoloLens o HTC Vive: RealSense, infatti, consiste in un sistema di sensori che permettono di scansionare ambienti e oggetti in tre dimensioni, fornendo dunque al dispositivo una mappatura dotata di profondità. Questa sarebbe una feature esclusiva del visore Intel e concorrerebbe a creare una tipologia di visione a realtà aumentata ancor più intelligente: la mappatura degli ambienti reali permetterebbe infatti all’utente di muoversi più agevolmente all’interno degli stessi, senza paura di inciampare o scontrare oggetti e mobilio.

Non aspettatevi però un visore firmato Intel: la compagnia sembrerebbe infatti interessata a ideare il progetto ma non a produrlo; saranno altre compagnie a farlo, utilizzando la nuova tecnologia RealSense ovviamente. Si può inoltre supporre che il nuovo visore sarà un wearable più consistente di un paio di smart glasses: insomma, molto più vicino a un HoloLens che a un Google Glass.

Google patents augmented reality books

After the experiments with the “books that can’t be printed“, Google is not stopping in its rampage in the book world: this time the news are about two patents filed by the company that put into play augmented reality.

These two patents, originally filed in January 2015 at USPTO (United States Patent and Trademark Office), are about technologies related to the books’ world.

The first one is about an “interactive book“, described inside the document also as a “storytelling device“. As we can read in the abstract, the device includes electronic components as light sources, speakers, a video projector or a display, and it is configured to establish a connection with an interactive book, providing story enhancement effects that are correlated to the story.
Basically, the project is about volumes with movement and pressure sensors, coupled with a round shaped device that plugs inside the spine of the book, throwing up AR-type images and the appropriate audio to recreate the setting of the story.

The second patent is about a “Media enhanced pop-up book“, a revisitation of the classic pop-up book with a sparkle of technology. Reading the filed document, we understand that Google thought to a physical book composed of pop-up pages and some content on the display of a device. For every page, the book will have a second page that will vertically open, plus some additional images appearing on the mobile device. In this kind of book, augmented reality is not as advanced as in the micro-projector case.

Of course, we are ttalking about patents,  so it’s not sure that they will become products available on the market. However these ideas, if added to the experiments about the books that can’t be printed, surely say a lot about Google’s fields of interest.

Dopo gli esperimenti con i “libri che non possono essere stampati” Google non accenna a fermarsi: rimaniamo in ambito letture e tecnologia, questa volta con la registrazione di due idee che mettono in gioco anche la realtà aumentata.

I due brevetti, registrati originariamente nel Gennaio 2015 al USPTO (United States Patent and Trademark Office, l’Ufficio Marchi e Brevetti USA), riguardano altrettante tecnologie legate al mondo dei libri.

Il primo registra l’idea per un “interactive book“, un libro interattivo, descritto all’interno del documento anche come “dispositivo per lo storytelling“. Come possiamo leggere nell’abstract, questo dispositivo è composto da componenti elettronici quali sorgenti di luce, speakers, un proiettore video o uno schermo, ed è configurato per stabilire una connessione con un libro interattivo, fornendo un potenziamento della storia presente nel libro stesso grazie agli effetti elettronici.
In pratica si tratta di volumi che presentano sensori di movimento e pressione abbinati a un dispositivo di forma rotonda che va a inserirsi nella costa del libro e che proietta immagini olografiche a mano a mano che si legge la storia, accompagnandole con suoni e musiche per meglio ricreare l’ambientazione.

Il secondo brevetto, invece, è relativo a un “Media enhanced pop-up book“, cioè un libro pop-up potenziato dalla presenza di dispositivi tecnologici. Leggendo il documento registrato, scopriamo che Google ha pensato a un libro fisico composto di pagine pop-up che appaiono anche sullo schermo di un dispositivo. Il libro avrà per ogni pagina una pagina secondaria che si aprirà in verticale e immagini aggiuntive appariranno sul dispositivo mobile abbinato. Si tratta di una tipologia di libro che vede una realtà aumentata ancora non così avanzata come nel primo caso, che prevede un micro-proiettore.

Ovviamente stiamo parlando di brevetti, dunque non è detto che i prodotti vengano poi creati e immessi sul mercato. Ciò nonostante queste due idee, se unite alle sperimentazioni sui libri che non si possono stampare, dicono molto su uno dei campi di interesse di Google.

Today we talk again about Mobile World Congress, the conference on the new technologies related to mobile that was held last week in Barcelona, and this time we do so to talk about Epson’s new headset, Moverio BT-300.

The first version of Moverio dates back to five years ago, when things in the augmented reality world were pretty different, and in fact the viewer was not comfortable to wear; then we saw the second generation of the device, the Moverio BT-200, less bulky, but still a bit heavy.

The prototype presented at MWC, instead, is a pretty enhanced version: as first thing, it is 72% lighter than the previous model. The device features a 0.43-inch Silicon OLED HD display with 1280×720 pixels resolution and is powered by a quad-core Intel Atom X5 processor and runs on Android 5.1 Lollipop operating system. The smart glasses also come equipped with a 5MP camera. Processor and controls are included inside a little box, that works as controller with some Android-based buttons.

Moverio, on the opposite of Google Glass, is a device created from the beginning thinking about the business field and not the consumer market; this version follows the same path and through it augmented reality will be helping mostly workers. Another of its applications seem will be the control of drones: drones operators at the moment have to control their devices mostly with smartphone apps; useless to say that this is not the most comfortable way. Moverio BT-300 will make possible to control them through smart glasses, with commands overlayed to reality, directly in front of the operator’s eyes.

Epson BT-300 is available for pre-order from company’s website priced at $799 and the shipping will begin later this year.

Parliamo nuovamente di Mobile World Congress, la conferenza dedicata alla nuove tecnologie legate al mobile, svoltasi a Barcellona la scorsa settimana, e questa volta lo facciamo per parlare del nuovo visore firmato Epson, il Moverio BT-300.

La prima versione del Moverio risale a circa cinque anni fa e le cose allora erano ben diverse, infatti si trattava di un visore più pesante e ingombrante; abbiamo poi visto la seconda generazione, il Moverio BT-200, nel 2014, già snellita, ma ancora piuttosto scomoda.

Il prototipo presentato al MWC, invece, è decisamente più avanzato: è del 72% più leggero rispetto al modello precedente. Il dispositivo consta in un paio di smart glasses poco invadenti e anche piacevoli alla vista; sulle lenti sono montati due display Silicon Oled HD da 0,43 pollici con una risoluzione di 1280×720 pixel e il tutto gira su un processore quad-core Intel Atom X5 e ha come sistema operativo Android 5.1 Lollipop. Non manca una fotocamera da 5 MP. Processore e controlli sono contenuti in una piccola scatola a parte che funge da controller, con pulsanti basati su Android.

Moverio, al contrario di Google Glass, è un dispositivo che sin dall’inizio è stato progettato con in mente l’ambito lavorativo e non il cliente consumer; anche questa versione del visore si posiziona in ambito business e la realtà aumentata andrà a sostegno di operai e lavoratori. Un’altra possibile applicazione sembrerebbe possa essere quella del controllo dei droni: questi dispositivi, infatti, al momento sono manovrati per lo più tramite app che girano su smartphone, quindi in modalità decisamente poco comoda. Con Moverio BT-300, invece, si potrà giungere alla manovra tramite smart glasses, con i comandi direttamente di fronte agli occhi del lavoratore.

Epson BT-300 è disponibile in pre-ordine sul sito ufficiale Epson a un prezzo di 799$; le spedizioni inizieranno verso fine anno.

Project Tango is again on everyone’s mouth: this time, the “mixed reality” project by Google is the main character in the operation by the Italian-American company Fiat Chrysler.

The connection between augmented reality and automotive is not a news: we already saw examples of different uses in this field, from the factory to the driving, from BMW, MINI and Volkswagen to say just only few names. Now it’s the turn of Fiat Chrysler, automotive group producer of the brands FIAT, Alfa Romeo, Maserati, Lancia, Fiat Professional, Abarth, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram Trucks, Mopar and SRT, to launch its project: thanks to a collaboration with Accenture Interactive, the colossus developed an application based on Project Tango that will let the buyers try the car before the purchase, exactly as they would try clothing in a changing room.

One of Tango’s peculiarities, in fact, is the ability of depth and distance sensing in the ambients in which it then inserts augmented reality; there’s more: this ability is not based on GPS, but on a new, exclusive technology that works also indoor.

The app by FCA, through a mobile device, will let the buyer see a full-size car in front of his eyes, so he can “try” it; it will make possible, as well, to see it in different colors and also to check whether or not they will fit in a parking space or the garage.

“Augmented reality is set to transform the way car-buyers choose and configure vehicles through the provision of immersive technology because it provides an enjoyable, delightful experience for customers,” said Luca Mentuccia, senior managing director and head of Accenture’s Automotive practice.

FCA’s app has been presented at Mobile World Congress in Barcelona and for now it is still a prototype; the launch of the final version is awaited before the end of the year.