Il visore META 2 AR svelato al TED 2016

Forse non tutti sanno che TED è una sigla, e sta per Technology, Entertainment e Design. Detto questo, come stupirsi del fatto che quest’anno la conferenza ufficiale sia stata conquistata dalla realtà aumentata? Pochi giorni fa abbiamo parlato dell’intervento di Alex Kipman riguardante Microsoft HoloLens, ma non si è trattato dell’unico visore ospite all’evento.

Infatti lo scorso 17 Febbraio un altro gradito ospite ha calcato il palco di TED per parlare di realtà aumentata: si tratta del visore META, il quale, dopo aver raccolto l’ingente cifra di 23 milioni di dollari di finanziamento l’anno scorso, si era ritirato senza più far parlare di sé. Ecco dunque che, dopo un anno di lavoro, la compagnia ha deciso di presentare nella prestigiosa cornice del TED il proprio prodotto.

Il visore presentato, il META 2 AR, è ben valso l’attesa: si tratta di un dispositivo per realtà aumentata di nuova generazione e ampiamente migliorato rispetto alla versione precedente.

Il visore, portato sul palco dal CEO Meron Gribetz, assomiglia nella forma all’HoloLens e a molti altri modelli di dispositivi analoghi. Gribetz ha mostrato diversi demo del META, tra i quali uno che mostrava un ologramma di una persona che, grazie al dispositivo, gli appariva di fronte e gli porgeva un modello di cervello in realtà aumentata e che voleva dimostrare l’utilità del dispositivo per esempio in campo chirurgico. “Se puoi inserire uno strato digitale sul mondo reale immagina cosa potrebbe significare per chi racconta cose o per i chirurghi del cervello” ha detto Gribetz.

Nel resto del suo intervento ha posto l’accento sull’importanza dei visori e degli wearables per il nostro futuro, nel quale non sarà più necessario l’utilizzo di ingombranti e scomodi schermi: “I computer di oggi sono talmente incredibili che non ci rendiamo conto di quanto siano orribili” ha detto il CEO. “Il futuro dei computer non è segregato dentro gli schermi. E’ proprio qui, dentro di noi…Tu sei il sistema operativo, tu vivi tra le finestre.”

Vi piacerebbe poter vedere di fronte a voi un membro della Stazione Spaziale Internazionale? O magari preferite immergervi in un paesaggio completamente diverso da quello che avete intorno a voi.

Fantascienza? Non proprio: tutto questo è molto vicino all’essere reso possibile grazie a Microsoft HoloLens; anzi, a dirla tutta, per alcuni fortunati che hanno messo le mani sulla versione Developers del visore, è già realtà. A noi comuni mortali non rimane che rimanere strabiliati alle varie presentazioni del prodotto Microsoft in giro per il mondo. L’ultima è stata quella che abbiamo seguito col fiato sospeso la scorsa settimana alla TED Conference 2016, dove Alex Kipman, creatore di Kinect, ha deciso di fare un’entrata spettacolare: indossando un visore HoloLens e proiettando ciò che vedeva con i suoi occhi su uno schermo, ha mostrato ai presenti sin dal primo minuto del suo intervento le potenzialità della realtà aumentata e, di conseguenza, del nuovo prodotto Microsoft.

Kipman, tra le altre cose, ha portato gli spettatori della conferenza con sé in un paesaggio incantato, poi ha fatto piovere e infine ha fatto apparire l’ologramma di uno scienziato della NASA per fare una chiacchierata. Inoltre ha chiamato i familiari direttamente da uno schermo virtuale che ha fatto riflettere sul futuro di TV e display grandi e piccoli. Tutto ciò, ovviamente, è accaduto all’interno del visore.

L’emozione non è stata tuttavia relegata al solo fattore visivo: Kipman ha commentato la sua dimostrazione con parole forti e sulle quali riflettere. La realtà aumentata è solo all’inizio, e solamente una piccola parte di applicazioni è conosciuta e studiata: “Siamo come uomini delle caverne in termini di conoscenza del computer; abbiamo a malapena scoperto il carboncino e iniziato a disegnare le prime figure stilizzate nella nostra caverna.

Il suo consiglio, nonché previsione per il futuro, è di liberarci dallo spazio bidimensionale per accogliere lo spazio digitale, nel quale abbiamo il “super-potere” di cambiare spazio e tempo a piacimento.

Si attende la versione consumer di HoloLens: pur non essendoci ancora una data ufficiale, certamente di conferenza in conferenza si fa più vicina.

Skype, il programma di videochiamate più famoso al mondo, ha cambiato le nostre vite in modo sostanziale: magari molti non se ne rendono neppure conto, ma la possibilità di sentire amici e cari più o meno lontani e guardarli negli occhi mentre si chiacchiera non era davvero così scontata sino a qualche tempo fa. L’avvento di Skype, legato a un internet sempre più disponibile, esteso e veloce, ha cambiato e migliorato le nostre abitudini.

Adesso Microsoft, proprietaria di Skype, sta progettando un nuovo passo nel processo di cambiamento già in atto: immaginate di non fermarvi allo schermo quando chiamate tramite Skype, ma di avere la possibilità di vedere la persona chiamata di fronte a voi, come se foste tranquillamente seduti nella stessa stanza. La divisione Microsoft Research sta lavorando per rendere possibile tutto ciò: il progetto si chiama Room2Room e proietta ologrammi dell’interlocutore di fronte a noi.

Come? Grazie a un sistema di proiettori e sensori Kinect e all’aiuto di un altro prodotto firmato Microsoft Research, il progetto che unisce videogiochi e realtà aumentata RoomAlive.

I test sono attivi già da qualche tempo, e hanno evidenziato come questo sistema, pur non essendo ancora perfetto quando si parla di percezione dello spazio e della presenza dell’altra persona se confrontato con la realtà, sia più produttivo della versione tradizionale di Skype. Uno dei test prevedeva infatti la soluzione di un puzzle da parte di 7 coppie: stando ai dati riportati da MIT Technology Review, quando le coppie hanno lavorato vis a vis hanno impiegato 2 minuti, utilizzando Room2Room sette e con Skype tradizionale 9 minuti. In proposito, leggiamo all’interno della documentazione rilasciata in seguito ai test da Microsoft Research in vista della conferenza sul social computing di San Francisco: “Risultati quantitativi suggeriscono che, com’era prevedibile, la comunicazione faccia a faccia è superiore in termini di tempo di completamento, senso della presenza e efficienza comunicativa”.

Per il momento non è previsto un lancio sul mercato nel prossimo futuro, ma di sicuro Microsoft non si lascerà però scappare la possibilità di sfruttare questa tecnologia.

Ormai non è più opinione isolata che il mondo del web sia arrivato a una svolta: due dei trend più quotati per il 2016 sono infatti quello dell’Internet Of Things e quello delle realtà alternative, e pian piano stanno arrivando a un’unione.

La pensa proprio così Jim Heppelmann, Presidente e CEO della compagnia PTC: “Il mondo digitale e quello fisico stanno convergendo,” ha dichiarato durante il live streaming Thing Event della settimana scorsa “Questa convergenza sta trasformando ogni cosa. Sta trasformando come progettiamo e costruiamo le cose, l’uso che ne facciamo.

PTC è una realtà conosciuta nel campo del software design che al momento, date queste riflessioni, ha deciso di dare una svolta alle proprie competenze seguendo i due trend dei quali abbiamo appena parlato. Secondo Happelmann, infatti, non solo il cambiamento in atto è relativo all’Internet of Things, quindi agli oggetti smart, ma anche a un’area ancora poco sviluppata, cioè come le persone interagiscono con i dispositivi. In quest’ultimo campo c’è un vuoto ancora da colmare e sarà la realtà aumentata a farlo. Ecco perché la compagnia sta puntando molto su questa nuova tecnologia e lo ha dimostrato acquistando la piattaforma di realtà aumentata Vuforia per ben 65 milioni di dollari da Qualcomm.

PTC, nello specifico, punta a creare un business nel settore delle imprese: secondo Happelmann uno dei maggiori potenziali della realtà aumentata è quello di poter aiutare i lavoratori a svolgere meglio le proprie mansioni.

Al momento la compagnia ha già messo in pratica le sue idee riguardo la realtà aumentata con due brand del calibro di Deere & Co e KTM; le due realtà stanno infatti utilizzando le nuove tecnologie PTC all’interno del proprio business come supporto ai tecnici nella difficile manutenzione dei macchinari in fabbrica.

Se la palestra vi annoia e cercate qualche emozione in più, forse dovreste provare Brooklyn Boulders: certo, per alcuni sarà piuttosto lontana, ma chissà quanti farebbero volentieri un viaggio per provare il loro nuovo sistema che tramuta l’arrampicata su roccia in un videogioco a punti. Come? Con l’uso della realtà aumentata, ovviamente!

Qualche mese fa Jon Cheng, membro della palestra e fondatore della startup Randori, ebbe l’idea di creare un gioco per il muro da arrampicata chiamato “Time Trial“; la palestra gli diede la possibilità di presentare l’idea durante la Community Night, e gli altri membri furono così entusiasti del progetto da spingere Brooklyn Boulders a dargli il via libera per l’implementazione del sistema all’interno dei suoi spazi.

Time Trial è un gioco che, grazie alla sovrimpressione di elementi a realtà aumentata sul muro di allenamento, permette agli sportivi di praticare l’arrampicata su roccia e nel mentre giocare a un videogioco, proprio come fossero su uno schermo per pc o su una consolle! Il sistema assegna punteggi allo sportivo a mano a mano che sale di altezza e raggiunge gli appigli, toccando gli elementi grafici virtuali allo stesso tempo, e proietta i numeri direttamente sul muro di arrampicata.

Il gioco potrebbe sembrare complesso da realizzare, invece Time Trial ha bisogno di un numero molto limitato di strumenti per essere attivato: semplicemente un portatile, dei proiettori e un sensore.
“Usiamo un proiettore e un portatile connessi alla nostra piattaforma in cloud per giocare. Una volta che è tutto sistemato, lo staff della palestra può fare login nei suoi account, scegliere un muro da arrampicata e iniziare la proiezione di uno dei giochi che abbiamo in archivio” ha spiegato Cheng.

Time Trial sarà disponibile gratuitamente per la prova durante due eventi aperti al pubblico nei prossimi mesi: se passate da Brooklyn non dimenticare di andare a dare un’occhiata!

Siamo tutti, da tempo, in trepida attesa del passo che ormai sicuramente Apple farà verso il mondo delle realtà alternative: l’ultimo acquisto era stato quello di Faceshift, compagnia creatrice di un programma che permette di analizzare i movimenti facciali di un attore e trasporli in animazione 3D (visto in azione nell’ultimo Star Wars) solo due mesi fa, ma i segnali in tal direzione non si contano più. C’erano stati in precedenza gli acquisti di Metaio, compagnia sviluppatrice di un software per realtà aumentata, e quello dell’outfit 3D PrimeSense, utilizzabile con Kinect, nonché l’assunzione di un ex dipendente Microsoft addetto allo sviluppo degli HoloLens.

Adesso un’altra news è alla ribalta, e riguarda nuovamente un’assunzione nel mondo delle realtà alternative: si tratta di Doug Bowman, ricercatore e professore all’Università della Virginia specializzato in realtà virtuale e aumentata. Non solo Bowman è esperto nella ricerca in queste due tipologie di realtà alternative, ma è anche specialista di interfacce 3D e il suo lavoro è lo sviluppo del design di queste ultime e lo studio dei vantaggi nell’immersione in ambienti virtuali. Lo studioso è vincitore di premi per la ricerca in questi campi con progetti quali “La realtà virtuale contro l’ansia da prestazione sportiva” e il videogioco a realtà aumentata “Lama vs Kiwi”, nonché, insieme a un gruppo di colleghi, di una borsa di studio da parte di Microsoft per lo studio con tecnologia HoloLens.

Il ricercatore non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla notizia, e a quanto pare, scrivendo al suo indirizzo e-mail all’Università, un messaggio automatico risponde che si trova in anno sabbatico sino ad Agosto 2016; Apple, da parte sua, non ha svelato nulla riguardo il ruolo che Bowman andrà a ricoprire all’interno dell’azienda, ma è facilmente intuibile.

Sundance Film Festival e Star Wars insieme? Sembra impossibile, dato che stiamo parlando del più grande festival di cinema indipendente e di una delle saghe più famose a livello mainstream, e invece…quest’anno è accaduto grazie alla presentazione di The Holo-Cinema, una nuova tecnologia in sviluppo alla Disney.

The Holo-Cinema è una nuova soluzione che lega cinema e realtà aumentata in fase di sviluppo nella divisione ILMxLAB della Lucasfilm. Per il momento, principalmente, questa tecnologia è stata studiata per far vivere agli spettatori l’esperienza di Star Wars direttamente all’interno del proprio salotto: semplicemente indossando un paio di smart glasses, l’utente può esplorare vari luoghi della saga, come il Deserto di Jakku, e incontrare celebri personaggi, quali C-3PO e BB-8.
Un portavoce della Lucasfilm ha parlato delle possibilità di Holo-Cinema, includendovi anche quella di aprire dei “portali” nella realtà che permetteranno agli spettatori di visitare mondi e ambienti i quali non sono stati mostrati all’interno dei film. “Possiamo inserire molta più storia”, ha aggiunto.

Ma The Holo-Cinema non è l’unica novità legata alle realtà alternative che quest’anno sarà presente al Festival; un altro progetto molto interessante ha infatti catturato l’attenzione degli spettatori: si chiama Leviathan Project e, grazie a un mix di realtà aumentata e virtuale, vuole portare sugli schermi i best-seller della trilogia Leviathan di Scott Westerfeld. Stiamo parlando di libri di fantascienza per ragazzi, quindi il tema si presta moltissimo a una trasposizione che preveda altri tipi di realtà: la storia ha tra i protagonisti principali nientemeno che Mary Shelley e Charles Darwin e il periodo è quello della Prima Guerra Mondiale.
Il progetto Leviathan è il frutto di tre anni di lavoro e collaborazione di 5D Global Studios, World Building Media Lab, Intel e Unity e, grazie all’utilizzo di visori per realtà virtuale e aumentata e addirittura guanti con sensori di movimento, proietta lo spettatore all’interno del mondo steampunk dei libri, promettendo l’interazione con gli oggetti.

Questi due progetti sembrano essere solo l’inizio di una rivoluzione che, secondo esperti di cinema e addetti ai lavori, durante i prossimi anni porterà al Sundance moltissimi progetti legati alle nuove realtà.

HoloLens: nuovi dettagli e qualche delusione

Microsoft HoloLens continua a far parlare di sé: il celebre visore per realtà aumentata è a un passo dal lancio sul mercato (ancora non c’è una data precisa, ma si prevede che la prima versione, quella per sviluppatori, sarà disponibile nel primo trimestre del 2016) e pian piano svela dettagli e novità.

In particolare alcune news arrivano dall’intervento di Bruce Harris, Technical Evangelist di Microsoft, che ha parlato delle peculiarità del visore a realtà aumentata per 20 minuti a Tel Aviv. Ecco il video dello speech:

Nel suo intervento, Harris ha delineato quattro principali dettagli riguardanti HoloLens dei quali non eravamo a conoscenza, e purtroppo per alcuni non si può nascondere una certa delusione.

Il primo è legato alla batteria: l’autonomia non supererà le 5 ore e mezza, 2 e mezza in caso di utilizzo intensivo del visore. Si parla quindi di tempistiche piuttosto limitate rispetto a quel che gli entusiasti sembravano aspettarsi. Ciò non toglie che si tratta di periodi di tempo che permetteranno comunque di utilizzare il dispositivo per sessioni di gioco e periodi di lavoro medio lunghi, che potranno essere intervallate dal tempo necessario alla ricarica.

Il secondo dettaglio è relativo invece al campo visivo: con disappunto gli appassionati hanno appreso che la dimensione dello schermo degli HoloLens è di soli 15 pollici, misura inferiore ad altri visori presenti sul mercato. Si tratta di un campo visivo piuttosto limitato se si pensa che uno dei punti forti della realtà aumentata è proprio quello di poter sovrapporre immagini a ciò che vediamo.

Il terzo dettaglio, invece, è piaciuto molto: uno degli incubi degli appassionati di visori per realtà alternative è quello di dover indossare dispositivi scomodi e, soprattutto, con una quantità enorme di cavi e fili. HoloLens non ne avrà bisogno, perché sarà connesso via Wi-fi e Bluetooth sia alla rete che ad altri dispositivi.

Il quarto e ultimo dettaglio riguarda il lato Microsoft: HoloLens supporterà a livello nativo tutte le app di Windows 10, rendendo dunque possibile l’utilizzo del visore come fosse una specie di portatile.

Caschi a realtà aumentata? I piloti degli F-35 ne fanno uso già da tempo per tenere d’occhio le performance dell’aereo senza essere costretti a spostare lo sguardo dalla traiettoria di volo; adesso, grazie ai due dispositivi presentati da BMW e Skully al CES 2016, questa nuova tecnologia ha fatto il suo ingresso anche nel mondo a due ruote.

BMW non è certo nuova alle sperimentazioni con la realtà aumentata: abbiamo già visto i risultati dei suoi test tecnologici negli smart glasses che aiutano l’automobilista ad aggiustare il veicolo e nei famosissimi goggles, dal gusto un po’ retrò, abbinati alla MINI. All’evento di Las Vegas ha voluto stupirci ancora, portando il motociclismo nel futuro: la casa ha infatti presentato DigiLens, il suo nuovo casco a realtà aumentata che aiuta i motociclisti a guidare in modo più sicuro grazie all’omonima tecnologia. Per spiegare semplicemente questo dispositivo basta pensare a Google Glass montato su un casco per moto, ma con una vista decisamente più estesa: DigiLens è un display a colori dello spessore di una lente che può essere sistemato tramite un magnete di fronte all’occhio del guidatore. All’interno del casco, nel campo visivo del motociclista, DigiLens mostra diverse importanti informazioni in sovrimpressione.

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Questa tecnologia ha il potenziale di migliorare l’esperienza di guida rendendo più semplice da vedere quel che c’è dietro di te, e nel mentre mantenere informazioni importanti per il guidatore nel suo campo visivo” ha detto Robert Richter, ingegnere per il Group Technology Office USA.

Altro device relativo al mondo del motociclismo è il casco a realtà aumentata AR-1 firmato Skully. Al momento ancora in chiusura della campagna di crowdfunding, con il dispositivo reso disponibile sul sito ufficiale per 1.499 dollari, Skully ha partecipato al CES 2016 con una dimostrazione delle possibilità di AR-1. Skully è un casco che utilizza la realtà aumentata trasmettendo informazioni utili e quel che viene registrato dalla videocamera sul retro del casco direttamente all’interno del campo visivo del motociclista. Oltre a queste feature, il casco intelligente ha una funzione audio interna che permette al guidatore di ascoltare musica e di seguire le indicazioni del navigatore.

Il CES 2016 si è concluso e ci ha lasciati come sempre a bocca aperta. Quest’anno, poi, per gli appassionati di realtà alternative non poteva essere altrimenti, visto che era stato addirittura inaugurato l’Augmented Reality Marketplace, dedicato interamente a questo tema. E infatti non siamo rimasti delusi.

Una delle news di spicco ci è arrivata da Google e Lenovo, che durante la manifestazione hanno annunciato una partnership molto interessante, che li vedrà impegnati nella produzione di un nuovo smartphone, probabilmente un phablet, il primo con la tecnologia di mappatura 3D di Project Tango. L’obiettivo non dichiarato è ovviamente quello di dare il via a una nuova generazione di dispositivi smart che possano essere ottimizzati anche per l’utilizzo di realtà aumentata e mappatura 3D degli interni con tutti gli usi che ne conseguono.

Il nuovo device non è stato mostrato al CES, tuttavia ne sono stati svelati alcuni dettagli: viste le dimensioni, con schermo largo attorno ai 6 pollici (15 centimetri), si tratterà di un phablet; il costo sarà abbordabile, rimanendo sotto i 500$, e lo vedremo sul mercato probabilmente già a partire dalla metà dell’anno.

Johnny Lee, leader di Project Tango, in un intervento ha inoltre spiegato i possibili utilizzi del nuovo device: dall’orientarsi in un grande hotel o in un centro commerciale al misurare i propri ambienti prima di uscire per acquistare il mobilio, tutto questo legato al fatto che la tecnologia di Project Tango, al contrario di quella GPS, funziona anche negli spazi chiusi. Lee ci dice di più: Project Tango “trasforma lo smartphone in una finestra magica sul mondo” e usa i sensori di profondità e il tracciamento di movimento per creare un’esperienza 3D sullo schermo.

Nel complesso, si tratta di un passo molto importante sia per Lenovo, gigante cinese della tecnologia, che in questo modo farà il suo ingresso ufficiale nel mercato USA e successivamente in quello europeo, che per Google, che finalmente potrà fornire un nuovo device agli sviluppatori per questo progetto decisamente ambizioso.